Dopo le 22 la zona rossa, praticamente al buio, è inaccessibile e i militari la difendono da eventuali atti di sciacallaggio.
Non credo che il centro dell'Aquila ne avesse viste così tante nemmeno per la Perdonanza.


Colpiscono i molti cartelli e i cartelloni pubblicitari che segnalano la riapertura di un'attività.

Le immagini della città transennata e sventrata mi erano note dalla tv, ma vederle dal vivo accompagnate dai racconti di Andrea, è stato toccante.
Dopo una ricognizione a casa sua, al Torrione, per verificare lo stato di avanzamento dei lavori (terminati!), ci siamo diretti negli altri centri colpiti dal sisma.
Il buio e la pioggia mi hanno in parte protetta dalla vista delle macerie e impedito di fotografarle. Meglio così.
Bisogna guardare avanti, cercare la bellezza.
Onna è diventato un po' il simbolo di questo sisma e ora è bello e commovente vedere proprio qui i segni della rinascita (che - ahimè - nelle mie foto non si vedono!)
Le casette in legno, con il giardino, le biciclette appoggiate ai muri, le luminarie del Natale, circondano la struttura del nuovo asilo costruito su un progetto che Giulia, una delle studentesse che ha perso la vita nella casa dello studente, aveva disegnato per un esame e della chiesetta di legno.
Andrea mi ha detto che a Onna sono stati determinanti i contributi dei friulani e dei trentini, dei tedeschi, della Croce Rossa.
Non ho avuto modo di entrare nelle nuove costruzioni nè di parlare con chi ci vive ma, visto dall'esterno, tutto appare molto gradevole, vivibile, a misura d'uomo.
Onna mi ha fatto pensare ai centri abitati visti negli USA, fatti di villette di legno, con giardino.
Diverso da prima, ma bello.
Andrea mi ha portata anche a San Demetrio, a Ripa, a Bazzano, parlandomi man mano di cosa c'era prima, descrivendomi cambiamenti, i miglioramenti.Abbiamo visto anche le diverse tipologie di soluzioni abitative costruite.
Colpisce pensare che 152 edifici siano stati costruiti ex novo e consegnati arredati e corredati in così poco tempo. Andrea mi ha detto che il cantiere era operativo 24/24 ore.Le strade che separano le palazzine hanno i nomi dei cantanti: via Mia Martini, via Fabrizio De Andrè, via Lucio Battisti.
Percorrendole in auto, ero commossa, a stento ho trattenuto le lacrime.
Pensavo alla gioia delle persone che abitavano lì, a quale iniezione di speranza deve essere stato tornare prima di Natale, ad avere un tetto stabile sulla testa, una casa vera, bella e confortevole invece di un container.
Ne abbiamo visti pochi, per fortuna, di container e spero anche che non fossero abitati.
Prima di imboccare nuovamente l'autostrada, abbiamo concluso il giro percorrendo la nuova strada che conduce alla caserma della guardia di finanza, dove si sono celebrati i funerali delle vittime e dove c'è stato il G8.
Nell'enorme complesso si trovano anche strutture abitative dove ora alloggiano circa 500 persone.
Nonostante l'ora tarda - erano passate le 5 - ho fatto fatica a prendere sonno.
Ripensavo e ripenso tuttora a quello che ho visto.
Dopo tanti morti, tante immagini strazianti, dopo un anno deludente, questo giro notturno è stata una sorta di terapia d'urto.
Mi è servito a rimettere in fila i pensieri, a ridefinire priorità anche nella mia vita, a guardare avanti con speranza!
